domenica, 30 settembre 2007


Un po' come tutti gli adolescenti perennemente depressi e delusi dalla realtà quotidiana, anch'io ho attraversato il mio periodo "Dylan Dog". Periodo che, insieme alla devozione verso Jim Morrison, costituisce forse ancora oggi uno dei punti cardine nelle varie fasi della crescita precedenti l'età adulta. Dylan Dog rientra a tutti gli effetti in quella categoria di fumetti concepiti e realizzati appositamente per te: rappresenta le tue vicissitudini di adolescente incompreso, le sviscera, le rielabora e le traduce in un personaggio che trae sostentamento dai tuoi stessi incubi. Giorno dopo giorno affronta le paure che attanagliano nel profondo ciascuno di noi e che si concretizzano nell'ambito di una metafora dalle tinte horror, talvolta grottesca, ma sempre e comunque credibile. L'horror inteso come rappresentazione dei disagi adolescenziali non costituisce di fatto nulla di particolarmente innovativo, ma è anche vero che raramente l'efficacia di tale rappresentazione ha saputo raggiungere livelli tanto elevati. Ciò che davvero ha reso grande questo fumetto fin dalle sue prime uscite è infatti il valore qualitativo delle singole storie, continuamente arricchite da ricercati riferimenti letterari e cinematografici e ulteriormente impreziosite dalle indiscusse capacità narrative del suo celebre autore, Tiziano Sclavi. Zombi, streghe, vampiri, spettri e lupi mannari si stagliano all'interno di un contesto rappresentativo del nostro inconscio, accanto all'ironia e alla disperata ricerca di quel calore affettivo che inevitabilmente svanisce alle prime luci dell'alba. Ed è proprio in quest'ottica che il lieto fine non si traduce mai in termini di sconfitta o di prevaricazione dell'incubo, ma semplicemente nel prendere consapevolezza delle proprie paure al fine di una, se non pacifica, quantomeno tollerabile convivenza.

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Per la verità la partenza non fu delle migliori. L'alba dei morti viventi, opera intrisa di riferimenti romeriani, gettò le basi di un racconto potenzialmente affascinante, ma che purtroppo si perse sulla via dell'inconcludenza. Ma in fondo si trattò solamente di un primo timido tentativo di abbozzare i tratti di un personaggio che ebbe modo di definirsi e di stabilizzarsi nel tempo. E i primi capolavori non si lasciarono certo attendere: Jack lo squartatore, dotato di una solida costruzione narrativa degna dei migliori romanzi gialli della Christie o Le notti della luna piena, capace di rielaborare sapientemente le atmosfere argentiane di Suspiria, costituiscono ancora oggi due veri e propri gioielli nell'ambito del fumetto italiano. E a seguire Il fantasma di Anna Never, Gli uccisori e La bellezza del Demonio. Certo, mi rendo conto che per un'analisi sufficientemente approfondita dell'opera di Sclavi non basterebbe un intero blog ad essa dedicato, tuttavia a chiunque intendesse avvicinarsi per la prima volta a questo personaggio non posso che consigliare quelli che io considero i due grandi capolavori della prima produzione Bonelli: Il castello della paura (con il suo seguito La dama in nero) e Orrore Nero. Il castello della paura / La dama in Nero è un racconto suddiviso in due albi dalla struttura narrativa solida e coinvolgente; un giallo vecchia maniera privo di sbavature e giocato sul filo del labile confine tra reale e soprannaturale: due piani di lettura che in Dylan Dog convivono senza necessariamente escludersi a vicenda (come si evince dallo splendido finale de La dama in nero), anche laddove l'uno dovesse infine prevalere sull'altro. Ma Orrore nero è forse l'albo che in assoluto preferisco: due distinti racconti che procedono su binari separati fino al magnifico ricongiungimento finale nell'ambito di un'unica e ormai storica vignetta. Una storia intrisa di malinconia, all'insegna di un sadico e grottesco gioco delle tre carte tra il bene e il male, cosicché sia difficile distinguere chiaramente dove finisca l'uno e dove invece cominci l'altro. Ma in fondo l'orrore, così come la vita, è fatto di sfumature e credo sia sempre stato questo il messaggio che Tiziano Sclavi ha voluto trasmettere, volontariamente o involontariamente, attraverso i suoi racconti.


Scritto da Deeproad alle ore 17:02 | link | commenti (2)
Argomenti: fumetti





Commenti
#1    04 Dicembre 2007 - 14:49
 
Anch'io sono un'appassionata dei fumetti di Dylan Dog. Ho iniziato a leggerlo da pochi mesi e già mi sono fatta coinvolgere da Dylan. Tiziano Scalvi è riuscito ad incarnare il ruolo dell'indagatore dell'incubo in una figura perfetta. E' alto, snello, dinocolato, sicuro di se e molto ironico. Sa osservare la realtà con grande distacco e anche nelle situazioni più pericolose ha la capacità di scherzare e non dramatizzare mai. Questa grande vis ironica viene elevata al massimo grado dalla sua ''spalla'', Groucho: simpaticissimo e spiritosissimo, vive solo apparentemente con la testa fra le nuvole. Io ho 14 anni e pur' essendo un'adolescente non trovo le atmosfere Dylaniane assolutamente angosciose ma, mi affascina e mi diverte il loro mistero. Non sempre riesco a cogliere tutti i significati e tutti gli aspetti del fumetto, ma vengo comunque rapita dalla vicenda.
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#2    04 Dicembre 2007 - 20:52
 
D'altronde cogliere tutti i dettagli, le sfumature e le numerose citazioni contenute in Dylan Dog è un'impresa che richiederebbe una vasta cultura letteraria, oltre che cinematografica, non solo in ambito horror. Ma in effetti si tratta di un'opera apprezzabile nell'ambito di differenti livelli di lettura, dal più occasionale al più approfondito, senza che di fatto venga mai intaccato il piacere di lasciarsi trasportare dalle sue atmosfere.
Un altro volume che mi sarebbe piaciuto menzionare, ma che purtroppo ho scordato in fase di redazione del post è Il signore del silenzio, albo che indaga sapientemente non tanto sul significato dell'esistenza, ma sull'angosciante rapporto che lega l'uomo alla Conoscenza con la "C" maiuscola. Se non hai ancora avuto modo di leggerlo ti consiglio di farlo, dovrebbe essere il numero 39.

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